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FORMULA N. 7

COMMISSIONE TRIBUTARIA PROVINCIALE DI CATANIA
RICORSO CONTRO AVVISO DI ACCERTAMENTO
EMESSO DA
AGENZIA ENTRATE DI CATANIA
NUMERO 000000000 - ANNO D’IMPOSTA 1995

Ill.mo Signor Presidente e Signori Giudici

Il sottoscritto Sig. P. P., nato a Catania il 10 gennaio 1960 ed ivi residente in Via N. 1, codice fiscale: _________________, elettivamente domiciliato in Catania, Piazza M. A. n. 1, 95128, presso lo Studio dell’Avv. D.T., il quale lo rappresenta e difende giusta delega rilasciata a margine al presente atto.

P R E M E S S O

* Che nelle date del 20 giugno e 20 luglio Anno 2000, sono stati redatti e consegnato all'odierno esponente, a cura della Guardia di Finanza - Comando Nucleo Polizia Tributaria Catania, due Processi Verbali di Constatazione, relativamente dall'anno d'imposta 1994 e sino al 1999.
* Che in data 18 novembre 2000, è stato notificato all'odierno esponente “Avviso di Accertamento n. 00000 - relativo all’anno d’imposta 1995, emesso dall’Ufficio Imposte Dirette di Catania, atto impugnato. (Cfr. all. n. 1)

TUTTO CIO’ PREMESSO

Il sottoscritto, come rappresentato e difeso,

R I C O R R E

contro l’Avviso di Accertamento n. 000000000 - Anno d'imposta 1995, per i seguenti motivi.

IN DIRITTO

Questa difesa ritiene opportuno far precedere ai fatti l’esposizione delle questioni di diritto, per una più "comoda" lettura del ricorso stesso.
A tal uopo, fa osservare quanto segue.
1. Eccezione di nullità dell'atto amministrativo impugnato per mancanza assoluta di motivazione ex art. 42, comma 2° - Dpr. 600/1973.
In via pregiudiziale, questa difesa rileva che l'Avviso di Accertamento qui impugnato, così come emesso dall'Ufficio Imposte Dirette di Catania, è affetto da nullità ab-origine per mancanza di motivazione, in aperta violazione dell'art. 42, comma 2° - Dpr. n. 600/1973, intitolato "Avviso di Accertamento" il quale al secondo comma recita testualmente:«L'avviso di accertamento deve recare l'indicazione dell'imponibile o degli imponibili accertati, delle aliquote applicate e delle imposte liquidate, al lordo e al netto delle detrazioni, delle ritenute di acconto e dei crediti d'imposta, e deve essere motivato in relazione a quanto stabilito dalle disposizioni di cui ai precedenti articoli che sono state applicate, (...)».

1.1 Infatti, a pagina due dell'Avviso di Accertamento in argomento si legge:«Motivazioni - Visti i Processi Verbali di Constatazione relativi rispettivamente il 20.06.2000 e 20.07.2000 dalla Guardia di Finanza Comando Nucleo Polizia Tributaria di Catania, i cui rilievi, in questa sede, s'intendono integralmente riportati in fatto e in diritto e dei quali si allega stralcio. (...)». (Cfr. pag. 2 - Avviso di Accertamento)
Va precisato che la funzione della motivazione va individuata nell'obbligo di esternare le ragioni del provvedimento, evidenziandone i momenti ricognitivi e logico deduttivi essenziali in modo da consentire al destinatario dell'atto di svolgere efficacemente la propria difesa. Conseguentemente il contenuto minimo essenziale, affinchè la motivazione possa assolvere il proprio scopo, deve essere tale da consentire l'identificazione dei presupposti materiali e giuridici cui è correlata la pretesa tributaria in modo da mettere in grado il contribuente di esercitare giudizialmente il diritto di difesa rispetto a quest'ultima. E' altrettanto certo, poi, che l'obbligo di motivazione, poichè deriva da precise disposizioni di legge (art. 42 - Dpr. n. 600/73) non può considerarsi assolto con una motivazione generica contenute in un altro atto (p.v.c.). Nel campo tributario è necessario assolvere il precetto delle singole norme che impongono la motivazione dell'atto impositivo con la piena cognizione degli atti richiamati prima o al più tardi contestualmente alla notifica dell'atto impugnato in ossequio ad imprescindibili ragioni di tutela del contribuente.

1.2 Ciò precisato, in questa sede si ripropone l'annosa e defaticante questione circa la legittimità della "motivazione per relationem".
Questa difesa fà rilevare ai decidenti che l'astratta affermazione di acquisizione del principio del "presunto", assolvimento nell'Avviso di Accertamento, della motivazione, facendo espresso riferimento, parafrasando il contenuto semantico delle parole utilizzate dall'Ufficio avversario, "Visto il processo verbale di constatazione redatto in data 20 luglio 2000, ..., che qui si intende integralmente riportati (...) e di cui si allega relativo stralcio" è inammissibile, in concreto, ai fini della motivazione, non realizzata dal mero richiamo al processo verbale di constatazione. Neanche indirettamente la Guardia di Finanza ha il compito di formulare la pretesa tributaria. Di conseguenza non deve esprimere un "iter logico", ma soltanto rappresentare fatti.
Nella vexata quaestio che ha generato il rapporto controverso non si controverte sulla "sufficienza, o non", della motivazione. Sufficiente o non, essa è inuludibile quando, il provvedimento dell'Ufficio impositore deve comportare valutazione di fatti complessi: tali sono quelli rappresentati dalla Guardia di Finanza. Della loro complessità, che richiede una riflessione attenta e critica, emergente attraverso un iter logico, se esternato. Per come si evince pacificamente dall'Avviso di Accerrtamento impugnato non vi è cenno motivatorio. Nè sarebbe esaustivo il semplice rinvio alle ragioni giuridiche addotte dai militari, fatte proprie dall'Ufficio emittente l'atto amministrativo.
Ad avviso di questa difesa, nel caso di cui trattasi, non si versa nemmeno nell'ipotesi di motivazione per relationem. Infatti, per la soluzione della questione occorre definire: i termini estremi della relatio; - la natura giuridica dell'atto che la realizza. Secondo la pratica processuale, l'indagine sui termini estremi impone di discriminare fra avvisi di Accertamento: - che fanno proprio solo elementi o circostanze di fatto reperiti dalla Guardia di Finanza, della stessa però omettendo valutazioni giuridiche; - che assumono congiuntamente anche valutazioni giuridiche.
Negli avvisi di secondo tipo, difetta la possibilità di controllare se, come, e perchè si ha rinvio "critico" o "acritico" non potendosi verificare, specie con riguardo al diritto, se ci fu deliberata riflessione seguita da ponderata determinazione adesiva dell'Ufficio agli assunti della Guardia di Finanza, oppure, se riflessione, ponderazione e determinazione mancano. Il punto non è di scarsa importanza in quanto attiene alla relatio che, sovente, è solo apparente, non sostanziale.

1.3 A questo punto è decisiva la qualificazione giuridica degli atti tratta dal procedimento amministrativo. E' inconfutabile che si tratta di atto composto per la partecipazione di più agenti: Guardia di Finanza e Ufficio impositore, le cui manifestazioni di attività, non omogenee ed unite, non possono fondersi in un unico complesso, così che le une rimangono in relazione strumentale rispetto alle altre.
Come è noto, le manifestazioni di attività sono non omogenee perchè di natura requirente quelle della Guardia di Finanza, e di contenuto critico quelle dell'Ufficio.
Quanto alla non necessaria unione da vincoli funzionali è appena il caso di ricordare che la Guardia di Finanza "collabora", se richiesta, sul piano requirente della prova, mentre la ricerca della prova è compito istituzionale e primario dell'Ufficio accertatore. (In tal senso Decisione C.T. II Grado di Treviso - Sez. IV - 01.06.1990 - n. 1171 - Cfr. all. n. 2)

1.4 Dissipato, con le argomentazioni che precedono, ogni ragionevole dubbio circa l'illegittimità, nel caso di cui trattasi, della "motivazione e/o motivazione per relationem", si aggiunge che, nella fattispecie concreta del rapporto controverso, si assiste ad una strana ed indefettibile inversione delle competenze istituzionali. Nei fatti è come se la Guardia di Finanza avesse accertato e l'Ufficio Imposte Dirette avesse semplicemente constatato le risultanze della Guardia di Finanza.
Le competenze istituzionali sono, nella realtà normativa della Repubblica Italiana assai diverse: la Guardia di Finanza ha il dovere di constatare o contestare, gli Uffici finanziari l'obbligo di accertare sulla base di un processo, detto appunto di accertamento.

1.5 E' ormai consolidato sia in dottrina che in giurisprudenza il principio secondo il quale l'Ufficio accertatore può pretendere in quanto giustifichi, con precisione, concordanza e certezza le proprie pretese. Il principio uno e trino della precisione, certezza e concordanza deve essere considerato un cardine principale in tutto l'iter accertativo fiscale e, soprattutto, nel successivo iter processuale. E, ciò, per una semplicissima ragione: nel processo tributario non è ammessa la controprova nè per testi nè per giuramento. Gli Uffici accertatori non possono acquisire automaticamente gli elementi forniti dai militari ma debbono valutarli, e qualora gli elementi forniti siano, oggettivamente e giuridicamente, inefficaci, ritenerli non efficaci. Gli Uffici debbono, con propri argomenti critici e probatori esercitare l'indeclinabile ed indelegabile potere di accertamento di cui sono dotati in via esclusiva. Come ovvia conclusione dell'iter accertativo, l'avviso deve, per legge, contenere la dettagliata esposizione di tutte le risultanze cui perviene l'Ufficio accertatore.

1.6 Và, altresì, precisato che un verbale di verifica non può accettarsi come prova valida di quanto in esso affermato, “in quanto pur essendo atti pubblici posti in essere da militi in veste di pubblici ufficiali, restano per legge atti di collaborazione con gli uffici tributari, ossia semplici constatazioni di fatti che devono passare per il vaglio degli uffici finanziari, che possono, sulla base degli stessi, procedere o meno alla rettifica del dichiarato con rituali atti di contestazione; in ogni caso comunque, i verbali fanno fede per le dichiarazioni rese o i fatti compiuti in presenza dei militi verificatori, ma non possono avere uguale efficacia probatoria per le valutazioni e le interpretazioni dei fatti e delle dichiarazioni, e per gli altri elementi reperiti, che restano riservate agli uffici tributari secondo le rispettive competenze”. (In tal senso CT II° grado, Pavia, 10 maggio 1994, n. 70 - Cfr. all. n. 3)

1.7 Si aggiunge, altresì, che la segnalazione concernente notizie di violazioni a norme tributarie, acquisite dalla G. di F. in occasione di verifiche fiscali nei confronti di un determinato contribuente, non assurgono a dignità di prova, allorchè siano utilizzate, sic et simpliciter, per la rettifica delle imposte e per la repressione delle violazioni. Un avviso di "Accertamento" che, a motivazione, riporta in modo acritico soltanto una segnalazione, non assolve al compito, che ha ciascun Ufficio tributario, di fornire la prova dei fatti, che si pone a base dell'Accertamento e della irrogazione delle sanzioni pecuniarie. Compito questo, che non è da ritenersi assolto nemmeno nell'ipotesi in cui l'avviso di "Accertamento" riporti gli estremi di detta segnalazione. E ciò in quanto oggetto di prova non è la segnalazione in sè, ma il fatto che essa segnalazione sottintende.

1.8 Analizzando l'Avviso di Accertamento, così come emesso dall'Ufficio avversario, emerge inequivocabilmente che detto atto richiama integralmente il p.v.c. della G. di F. e scaturisce da esso recependolo integralmente. Da ciò ne discende che l'Avviso di Accertamento de quo è praticamente privo di motivazione.

2. Eccezione di nullità dell'atto amministrativo impugnato per palese violazione dell'art. 75, comma 4 - Dpr. n. 917/1986.
Questa difesa, nel merito del rapporto controverso, lamenta il mancato riconoscimento dei costi scaturenti dai maggiori ricavi accertati. Infatti, l'art. 75, comma 4 - Dpr. n. 917/1986 recita:« ... . Le spese e gli oneri specificatamente afferenti i ricavi e altri proventi che, pur non risultando imputati al conto dei profitti e delle perdite, concorrono a formare il reddito sono ammessi in deduzione se e nella misura in cui risultano da elementi certi e precisi, salvo quanto stabilito per le apposite scritture nel successivo sesto comma». Và precisato che il sesto comma cui prima si faceva cenno, è stato abrogato dall'art. 5, Dpr. n. 695/1996.
Orbene, in coerenza con il principio della capacità contributiva di cui all'art. 53 della Costituzione, l'Ufficio in sede di rettifica deve procedere alla determinazione del reddito complessivo netto da assoggettare ad imposta, ma appunto per ciò non può non tener conto dei componenti negativi del reddito di impresa non dichiarato e ritenuto peraltro esistente, a prescindere quindi dalla loro registrazione contabile. (Argomenta ex art. 75, comma 4 - Dpr. n. 917/1986). Che, in coerenza con tale premessa, con riferimento specifico alla peculiarità dell'attività esercitata dal contribuente "Autotrasporti C/terzi", nella rettifica del reddito conseguente a tale attività, l'Ufficio non può andare oltre la differenza tra i maggiori ricavi accertati e i maggiori costi sostenuti per il conseguimento dei primi (i ricavi), rappresentati dalla voce di Costo Carburanti e lubrificanti, che notoriamente ha una incidenza pari al 50% del ricavo di riferimento (Fattura emessa per la prestazione del servizio), dal momento che il relativo importo segna il limite massimo del profitto configurabile in dipendenza di siffatte prestazioni di servizi; altrimenti si perverebbe alla illogica ed inammissibile conclusione di assoggettare ad imposta sul reddito di impresa un dato costituito dal ricavo lordo, che appunto non è reddito tassabile. (In tal senso Cass. n. 9581 del 1994 - n. 3083 del 1992)
Da quanto precede, risulta infondata la pretesa dell'Ufficio di non ammettere in deduzione l'importo corrispondente al costo "Carburanti e lubrificanti", pretendendo di applicare la maggiore imposta sui ricavi lordi, si ripete, in aperta violazione dell'art. 53 della Costituzione prima, e dell'art. 75, comma 4 - Dpr. n. 917/1986 dopo.

PER TUTTI QUESTI MOTIVI

Il sottoscritto, come rappresentato e difeso,

C H I E D E

all’Ill.mo Sig. Presidente e a Codesta On.le Commissione Tributaria Provinciale di Catania adita, in accoglimento delle argomentazioni in punto di diritto, di cui in narrativa voglia compiacersi dichiarare:

1. In via pregiudiziale:
1.1 nullità dell’atto amministrativo impugnato per mancanza assoluta di motivazione ex art. 42, comma 2° - Dpr. 600/1973.

2. Nel merito e senza con ciò rinunziare alla eccezione pregiudiziale che precede:
2.1 ritenere e dichiarare il riconosciuto nella misura del 50% o di quella che riterrà il Collegio giudicante applicabile, rappresentata dalla voce di Costo "Carburanti e lubrificanti", e per la conseguenza rideterminare il maggior reddito, al quale applicare le maggiori imposte dovute, nonchè le sanzioni.

3. In via subordinata:
3.1 la massima riduzione del maggio reddito accertato.

3.2 la massima riduzione delle sanzioni pecuniarie irrogate e/o da irrogare.
Il presente ricorso è redatto in duplice esemplare, l’originale in carta resa legale viene notificato mediante presentazione ai sensi dell’art. 20, all’Ufficio Imposte Dirette di Catania, con invito a costituirsi nei modi e nei termini di legge, e la copia che la parte dichiara conforme all’originale, a mente dell’art.22 D. Lgs. 31 dicembre 1992 n. 546, verrà depositata, entro il termine di 30 giorni, presso la Segreteria della Commissione Tributaria Provinciale di Catania.

Spese e compensi.

Salvis juribus.

Si fa riserva di produzione di ulteriori documenti e di presentazione di memorie e si allega il fascicolo di parte con i seguenti documenti:

1. Fotocopia Avviso di Accertamento emesso dall’Ufficio Imposte Dirette di Catania, atto
impugnato.
2. Fotocopia Sentenza Giurisprudenza citata.
3. Fotocopia Sentenza Giurisprudenza citata.
4. Fotocopia ricevuta di presentazione del ricorso all’Ufficio Imposte Dirette di
Catania.

Catania, addì

Firma del difensore

 

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