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FORMULA N. 14

COMMISSIONE TRIBUTARIA PROVINCIALE DI CATANIA

RICORSO AVVERSO

PROVVEDIMENTO DI REVOCA CREDITO D'IMPOSTA

LEGGE 27 DICEMBRE 1997 N. 449 - ART. 4

PROT. N. 20000 DEL 10 NOVEMBRE 2003

 EMESSO DA

AGENZIA DELLE ENTRATE - CENTRO OPERATIVO DI PESCARA

Ill.mo Signor Presidente e Signori Giudici

La sottoscritta Sig.ra M. C., nata a Catania il 20 gennaio 1967, titolare della ditta “C.E.D. XX” con sede in Gravina di Catania - Via A. P. n. 1, codice fiscale: MNR CML 67A60 C351 K, elettivamente domiciliata in Catania, Piazza M. B. n. 1, 95128, presso lo Studio dell'Avv. A. D., il quale la rappresenta e difende, giusta delega rilasciata a margine al presente atto.

P R E M E S S O

* Che, in data 7 giugno 1999, il Ministero delle Finanze - Centro di servizio delle imposte dirette e indirette di Pescara concedeva all'odierna esponente il credito d'imposta pari a lire 18.000.000 ex art. 4 - legge 27 dicembre 1997, n. 449 relativamente alla assunzione di numero due dipendenti. (Cfr. all. sub n. 1)

* Che, in data 16 aprile 2003, l'Agenzia delle Entrate - Ufficio di Catania, per il tramite di propri dipendenti come autorizzati, eseguiva accesso presso la sede della ditta “C.E.D. XX” odierna ricorrente, al fine di verificare i presupposti e le condizioni fissate dall'art. 4 della legge 27 dicembre 1997, n. 449 per fruire delle agevolazioni per nuove assunzioni, acceso che si concludeva con la redazione di Processo Verbale di Accesso e Constatazione.

* Che, in data 4 maggio 2004, l'Agenzia delle Entrate - Ufficio di Catania ha notificato alla odierna ricorrente “Provvedimento di Revoca - Protocollo n. 20000”, ai sensi dell'art. 8, comma 1 - DM n. 311/98, relativamente al credito d'imposta legge 27 dicembre 1997 n. 449 - art. 4, per l'ammontare indicato in €. 4.131,66 (lire 8.000.000), atto oggetto della presente impugnazione. (Cfr. all. sub n. 2)

TUTTO CIO' PREMESSO

La sottoscritta, come rappresentata, domiciliata e difesa,

R I C O R R E

avverso il “Provvedimento di Revoca - Protocollo n. 20000” per i seguenti motivi.

IN FATTO

In data 16 settembre 1998 l'odierna ricorrente presenta al Centro Servizio di Pescara Istanza di ammissione al credito d'imposta, ex art. 4 - legge n. 449/1997, relativamente alla assunzione di numero due dipendenti, individuati nei Sigg.ri B. R. e A. A..

Ottenuta tale autorizzazione (7 giugno 1999), la scrivente ha regolarmente e legittimamente utilizzato l'importo pari a lire 18.000.000 (Credito d'Imposta) in compensazione di tributi dovuti.

Come già evidenziato in premessa, in data 16 aprile 2003, l'Agenzia delle Entrate - Ufficio di Catania elevava Processo Verbale di Accesso e Constatazione con il quale i verificatori rilevavano che:«… Alla ditta non viene riconosciuto: nell'anno 1999 il maggior credito d'imposta pari a L. 8.000.000 fruito in eccedenza ed in violazione dell'art. 4 L. 449/97 essendo incorsa: in una causa di revoca totale del credito complessivamente fruito per il secondo dipendente agevolato, in quanto: non ha rispettato le condizioni sostanziali di cui all'art. 4 comma 5 L. 449/97 e in paticolare: ha effettuato riduzione, nel corso del periodo agevolato, del livello occupazionale raggiunto a seguito delle nuove assunzioni. … ». (Cfr. Processo Verbale di Accesso e Constatazione - pag. n. 7 / all. sub n. 3)

Questi i fatti.

IN DIRITTO

1. Eccezione di nullità e/o annullabilità dell'atto impugnato per violazione dell'art. 4, comma 6 - legge n. 449/1997 e dell'art. 8, comma 1 - D.M. 3 agosto 1998, n. 311.

Il provvedimento di revoca del credito di imposta, ottenuto ai sensi dell'art. 4 - Legge n. 449/97, atto qui impugnato, è illegittimo e, per conseguenza, nullo e/o annullabile in quanto emesso in assoluto spregio della speciale procedura prevista dal legislatore con il D.M. 3 agosto 1998, n. 311.

Tale Decreto Ministeriale, posto in essere dal competente Ministero delle finanze per dare attuazione all'art. 4, comma 6 - Legge n. 449/97, disciplina le procedure di controllo per il riconoscimento del credito d'imposta.

In particolare, l'art. 8, comma 1, ultimo periodo, di tale regolamento così recita: «…omissis… Il Centro di servizio di Pescara, salva la facoltà di cui all'art. 7, comma 2, della legge 7 agosto 1990, n. 241, comunica all'impresa … omissis… l'avvio del procedimento di revoca del credito medesimo con l'indicazione delle violazioni riscontrate, relativamente alle quali l'impresa può fornire le proprie giustificazioni entro quindici giorni dalla data di ricevimento della comunicazione dell'avvio del procedimento stesso».

Orbene, in fattispecie, nessuna comunicazione relativa all'avvio del procedimento di revoca, così come statuito dal citato D.M., è stata ricevuta dall'odierna ricorrente: ciò, in forza delle ragioni giuridiche che seguono, determina incontestabilmente la nullità dell'atto impugnato.

1.1 La comunicazione dell'avvio del procedimento è, infatti, inserita in una sequenza procedurale di atti così disciplinati dalla normativa tributaria e, specificatamente, dall'art. 8 - D.M. n. 311/1998.

a. Il Centro di servizio di Pescara, accertati i motivi ostativi al riconoscimento del diritto al credito concesso anche sulla base delle segnalazioni effettuate a seguito dei controlli, comunica all'interessato l'avvio del procedimento di revoca del credito con l'indicazione delle violazioni riscontrate.

b. Il destinatario della comunicazione ha la facoltà di fornire le proprie giustificazioni sui fatti attinenti la possibile revoca, onde instaurare con l'Ufficio quel contraddittorio che la legge impone essere necessario e preventivo all'eventuale successivo atto di diniego.

c. Qualora il contraddittorio instaurato ha esito negativo, e solo successivamente a tale evento, all'Agenzia delle Entrate di Pescara - Centro di servizio è concesso di revocare il contributo (Credito d'Imposta).

Quanto precede traduce che la comunicazione dell'avvio del procedimento di revoca, di cui si discute, è riconducibile alla figura della “condizione di procedibilità”: essa costituisce presupposto di legittimità della successiva fase amministrativa del contraddittorio tra le parti che, a sua volta, è atto necessario e prodromico alla notifica del provvedimento di revoca del credito e del conseguente recupero delle somme versate in meno o dal maggior credito riportato dal contribuente.

Sul punto si evidenzia che la Corte di Cassazione, SS.UU., con la sentenza del 21 novembre 2002, n. 16424, circa l'illegittimità dell'atto amministrativo per mancanza del suo presupposto di legge, così si esprime:«Che detta inutilizzabilità non abbisogna di un'espressa disposizione sanzionatoria, derivando dalla regola generale secondo cui l'assenza del presupposto di un procedimento amministrativo infirma tutti gli atti nei quali si articola». (Cfr. Corte di Cassazione - SS.UU., sentenza 21.11.2002, n. 16424 / all. n. 4)

1.2 In fattispecie, con riferimento all'omessa notifica dell'atto di avvio del procedimento di revoca, l'Agenzia delle Entrate di Pescara così giustifica il suo operato:« a. Sussistono ragioni di impedimento derivante da particolari esigenze di celerità del procedimento (rispetto del termine previsto dall'art. 43 del DPR 600/73 e succ. mod. ed integrazioni), non viene inviata, avvalendosi della facoltà prevista dall'art. 7 della legge 7 agosto 1990 n. 241, la comunicazione di cui all'art. 8, 1° comma - ultimo periodo - del DM 3 agosto 1998, n. 311. b. L'avvio del procedimento di revoca, da parte del Centro Operativo, è comunque già stato notificato alla parte con il p.v.c. in precedenza citato». (Cfr. Atto impugnato pag. n. - all. sub n. 2)

Sul punto questa difesa partecipa ai primi giudici quanto appresso.

1.2.1 Per quanto attiene al punto sub a. si rileva che l'Ente accertatore pretenderebbe di giustificare la mancata comunicazione dell'avvio del “Procedimento di Revoca”, prevista da una norma di carattere speciale (art. 8, comma 1 - D.M. n. 311/1998) facendo riferimento alla esimente delle ragioni di urgenza, espressamente prevista da una norma di carattere generale (art. 7 - legge n. 241/1990) vigente in materia di partecipazione del contribuente al procedimento amministrativo.

Orbene, quanto affermato dall'Ufficio Tributario è del tutto pretestuoso e privo di fondamento giuridico alcuno per le considerazioni che seguono:

·          è notorio che ove sussiste una norma di carattere speciale (art. 8, comma 1 - D.M. n. 331/1998) come in fattispecie, la norma di carattere generale (art. 7 - legge n. 241/1990) non può giammai trovare applicazione. Invero, l'art. 8 - D.M. n. 311/1998 (norma speciale di riferimento) non prevede alcuna esimente alla necessità della previa comunicazione di avvio del procedimento, al contrario della peraltro precedente norma di carattere generale (art. 7 - legge n. 241/1990). Ne discende che, secondo il noto brocardo “Ubi lex voluit dixit”, nessuna esimente può trovare applicazione nel caso di specie.

·          In ogni caso, si evidenzia che in materia tributaria sussiste una norma di carattere generale, ossia l'art 6 - legge n. 212/2000, che positivizza la partecipazione del contribuente alla formazione dell'atto amministrativo tributario laddove al comma 2 dispone che:«L'amministrazione deve informare il contribuente di ogni fatto o circostanza a sua conoscenza dai quali possa derivare il mancato riconoscimento di un credito avvero l'irrogazione di una sanzioni, richiedendogli di integrare o correggere gli atti prodotti che impediscono il riconoscimento, seppure parziale, di un credito». Anche sotto tale profilo è evidente, pertanto, che la norma di carattere generalissimo di cui all'art. 7 - legge n. 241/1990, impropriamente richiamata dall'Ufficio di Pescara, non può comunque trovare applicazione.

·          Atteso che l'Anno d'Imposta oggetto di rettifica è il 1999 (Cfr. P.V.C. redatto dall'Agenzia delle Entrate di Catania in data 16 aprile 2003), il termine ultimo di accertamento ex art. 43 - Dpr. n. 600/73 (31 dicembre del 4' anno successivo a quello di presentazione) scade il 31 dicembre dell'anno 2004. Ora, ricordando che il Provvedimento di Revoca oggetto di impugnazione è stato notificato in data 4 maggio 2004, la supposta esigenza di celerità si palesa quanto mai sospetta.

·          Fermo restando quanto precede, le ragioni del mancato invio della comunicazione dell'avvio del  Procedimento di Revoca, costituite a dire dell'Ufficio di Pescara da esigenze particolari di celerità della pubblica amministrazione, proprio perché rappresentano causa derogatoria al principio generale, dovevano trovare adeguata contezza nella parte motiva dell'atto. Ciò avrebbe consentito di vagliarne la legittimità ed eventualmente contestarne il contenuto. Al contrario il semplice e defatigante rinvio all'art. 43 del DPR sull'accertamento, senza una ulteriore ragione esplicita, rende impossibile l'esercizio di difesa e palesa lo stesso come meramente pretestuoso.

·          Da ultimo, e solo per completezza di difesa, si evidenzia che indipendentemente della norma applicabile in fattispecie l'Agenzia ha sicuramente violato il principio della tutela dell'affidamento e della  buona fede previsto dall'art. 10 - legge n. 212/2000, principio che, come noto, è immanente nell'ordinamento tributario e a cui l'interprete deve necessariamente uniformarsi. (Cfr. Corte di Cassazione - Sezione Tributaria: Sentenza 10 dicembre 2002, n. 17576; Sentenza n. 4760/2001; Sentenza n. 7080/2004 / all. sub nn. 5 / 6 / 7)

1.2.2 Relativamente al punto sub b. si osserva quanto segue.

Nel P.V.C., al quale rimanda il Centro Operativo di Pescara, non v'è notizia alcuna di avvio del procedimento in discussione. E' solo trascritto, alla pagina n. 8, che:«Il presente atto si compone di n. 8 (otto) fogli e di n. 12 (dodici) allegati e viene redatto in quattro copie, una delle quali viene consegnata alla parte». (Cfr. Processo Verbale di Accesso e Constatazione - pag. n. 8 / all. sub n. 5)

Orbene, preme a questa difesa fare osservare al Collegio giudicante che l'art. 8, comma 1 - D.M. n. 311/98 conferisce esclusivamente al Centro di Servizio di Pescara il potere di comunicare l'avvio del procedimento. Sotto tale profilo, quindi, nessun cenno, circa “l'Avvio del Procedimento di Revoca”, è contenuto nel P.V.C., né poteva essere contenuto in quanto l'Ente deputato a tale iniziativa (Comunicazione dell'avvio del  Procedimento di Revoca) non è l'Agenzia delle Entrate di Catania che ha, per il tramite di propri funzionari, redatto il P.V.C., bensì il Centro di Servizio di Pescara.

Ciò traduce che laddove per ipotesi si ammettesse che la notifica del P.V.C. equivalga alla notifica dell'avvio del procedimento di revoca si verificherebbe un procedimento caratterizzato dall'assoluta incompetenza funzionale da parte dell'Agenzia delle Entrate di Catania.

1.3 Per concludere si evidenzia che le esigenze e le difficoltà nel rispetto dei termini decadenziali per l'accertamento, interne alla Pubblica amministrazione, non possono giammai risolversi in danno per il contribuente, annientando i diritti a quest'ultimo riconosciuti quali l'instaurazione del contraddittorio con l'Ufficio (D.M. n. 311/98 - art. 8, comma 1) o, peggio ancora, la menomazione del diritto di difesa che, al contrario, si esige sempre come garantito in ogni ordine e grado di giudizio.

Molto eloquente, al riguardo, è la Corte di Cassazione che, nel respingere un ricorso proposto dall'Amministrazione finanziaria, così statuisce in parte motivazione:«…omissis… la volontà legislativa deve essere ricostruita in ragione dei canoni costituzionali di razionalità, uguaglianza e buon andamento della pubblica amministrazione, la norma deve essere esaminata non soltanto dell'ottica degli interessi erariali, ma anche in quella degli interessi del contribuente. …omissis… . Solo uno Stato inefficiente ed autoritario può aspirare a compensare le proprie carenze con una legislazione che disconosca i diritti del cittadino …omissis…». (Cfr. Corte di Cassazione  -Sezione Tributaria, sentenza 3 marzo 2001, n. 4760 / - all. sub n. 6)    

Ed ancora.

1.4 La Circolare Ministeriale n. 219/E del 18 settembre 1998 avente ad oggetto: Incentivi fiscali per le nuove assunzioni, al punto “9”, intestato “Controlli - Revoca Parziale o totale delle agevolazioni”, dispone:«… omissis … , il Centro di Servizio di Pescara, rimanendo salva la facoltà di cui all'art. 7, comma 2, della legge 7 agosto 1990, n. 241, comunicherà al soggetto interessato l'avvio del procedimento di revoca “parziale” del maggior credito di imposta di cui lo stesso ha usufruito, indicando le violazioni riscontrate; per tali ultime, la parte potrà fornire le sue giustificazioni entro quindici giorni dalla data di ricevimento della comunicazione di avvio del procedimento medesimo». (Cfr. Circolare Ministeriale n. 219/E del 18 settembre 1998 - Incentivi fiscali per le nuove assunzioni, al punto “9” intestato “Controlli - Revoca Parziale o totale delle agevolazioni” / all. sub n. 8)

Tutto ciò è stato clamorosamente disatteso dal Centro di Servizio di Pescara, spingendosi finanche a travalicare la prassi imposta dal Ministero delle Finanze in materia di procedimento di formazione, legittimo, della Revoca delle agevolazioni in argomento.

Per i denunciati vizi di consumati nel procedimento di formazione dell'atto amministrativo, oggetto della presente impugnazione, si chiede la declaratoria di nullità e/o annullabilità del medesimo.

2. Eccezione di nullità dell'atto impugnato per difetto e contraddittorietà della motivazione in palese violazione dell'art. 7, comma 1 - legge n. 212/2000 e dell'art. 3 - legge n. 241/1990.

2.1 In via principale si rileva che l'impugnato atto deve ritenersi nullo per difetto di motivazione.

Infatti, a pagina uno dell'atto impugnato si legge:«… . Dal p.v.c. redatto dall'Ufficio di Catania … si rileva che un dipendente per il quale il credito era stato richiesto ed ottenuto Bonanno Rosario assunto in data 24/11/97 ha rassegnato le proprie dimissioni in data 16/12/98 ed è stato regolarmente reintegrato; nonostante tale reintegro, risulta che comunque la ditta al 31/12/2000 aveva in forza una sola unità lavorativa». (Cfr. Atto impugnato / all. sub n. 2)

Al riguardo si precisa che la funzione della motivazione va individuata nell'obbligo di esternare le ragioni del provvedimento, evidenziandone i momenti ricognitivi e logico deduttivi essenziali, in modo da permettere al destinatario dell'atto di svolgere efficacemente la propria difesa. Conseguentemente il contenuto minimo essenziale, affinchè la motivazione possa assolvere il proprio scopo, deve essere tale da consentire l'identificazione dei presupposti materiali e giuridici cui è correlata la pretesa tributaria.

Peraltro è ormai consolidato, sia in dottrina che in giurisprudenza, il principio secondo il quale l'Ufficio Tributario può pretendere in quanto giustifichi, con precisione, concordanza e certezza le proprie pretese. Il principio uno e trino della precisione, certezza e concordanza deve essere considerato un cardine principale in tutto l'iter accertativo fiscale. 

2.2 L'atto, che ha generato la vexata quaestio, deve considerarsi nullo per la violazione dell'art. 7, comma 1 - legge n. 212/2000 e dell'art. 3, comma 3 - legge n. 241/90.

Il citato art. 7, comma 1, - legge n. 212/2000, dispone che:«Gli atti dell'amministrazione finanziaria sono motivati secondo quanto prescritto dall'art. 3 della legge 7 agosto 1990 n. 241, concernente la motivazione dei provvedimenti amministrativi, indicando i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell'amministrazione. …».

L'art. 3, comma 1 e 3 - legge n. 241/1990, inoltre, recita che:«Ogni provvedimento amministrativo, compresi quelli concernenti l'organizzazione amministrativa, lo svolgimento dei pubblici concorsi, deve essere motivato, salvo che nelle ipotesi previste dal comma 2. La motivazione deve indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell'amministrazione, in relazione dell'istruttoria ...  ...  ».

Ora, in fattispecie, il difetto e la contraddittorietà della motivazione emerge “ictu oculi” dalle affermazioni dello stesso Ufficio Tributario il quale, dopo avere affermato che “… per un dipendente per il quale il credito era stato richiesto ed ottenuto Bonanno Rosario assunto in data 24/11/97 ha rassegnato le proprie dimissioni in data 16/12/98 ed è stato regolarmente reintegrato”, rileva che “nonostante tale reintegro risulta che comunque la ditta al 31/12/2000 aveva in forza una sola unità lavorativa”.

Orbene, muovendo dalle affermazioni dell'Ufficio la domanda sorge spontanea: se il dipendente B. R. “è stato regolarmente reintegrato” perché la base occupazionale della ditta risulta al 31/12/2000 con una forza lavorativa pari ad una sola unità? 

In altri termini, se il dipendente B. R. è stato reintegrato, perché l'Ufficio fa riferimento a quest'ultimo al fine di motivare la decadenza dell'agevolazione (credito d'imposta)?

Fermo restando l'eccepito difetto e la dedotta contraddittorietà della motivazione, la soluzione del “busillibus” riposa nella circostanza che la base occupazionale al 31 dicembre 2000 era costituita da una unità lavorativa a seguito delle dimissioni rassegnate in data 2 novembre 2000 dalla dipendente Sig.ra A. A. già assunta in data 3 novembre 1997. (Cfr. P.V.C. pag. n. 4 - all. sub n. 9)

A corroborare la bontà delle argomentazioni che precedono circa il difetto e la contraddittorietà della motivazione soccorre quanto appresso.

L'art. 4, comma 1 - legge n. 449/1997, rubricato “Incentivi per le piccole e medie imprese”, recita:«Alle piccole e medie imprese …, che dal 1° ottobre 1997 al 31 dicembre 2000 assumono nuovi dipendenti è concesso, … , un credito di imposta per un importo pari a 10 milioni di lire per il primo nuovo dipendente ed a 8 milioni di lire per ciascuno dei successivi. … ».    

Ora, atteso che, si ripete, la base occupazionale al 31 dicembre 2000 era costituita da una unità lavorativa a seguito delle dimissioni rassegnate in data 2 novembre 2000 dalla dipendente Sig.ra A. A., si evidenzia che relativamente alla stessa la ditta aveva richiesto ed ottenuto un credito d'imposta pari a lire 10/milioni (primo dipendente assunto): infatti, la dipendente Sig.ra A. è stata assunta in data 3 novembre 1997 ed il dipendente Sig. B. è stato assunto in data 24 novembre 1997. (Cfr. Libro Matricola - all. sub n. 10)

Ciò traduce che, nel caso che ci occupa il provvedimento di revoca poteva e doveva essere determinato in lire 10/milioni e non in lire 8/milioni come erroneamente ha proceduto il Centro Operativo di Pescara.

Appare, dunque, incontestabilmente la nullità dell'atto impugnato per  violazione dell'art. 7, comma 1 - legge n. 212/2000, e  dell'art. 3 - legge n. 241/90.

Peraltro le norme dello Statuto dei diritti del contribuente costituiscono a tutti gli effetti principi generali dell'ordinamento tributario, come stabilito da una recente sentenza della Suprema Corte di Cassazione - Sezione Tributaria, in cui si afferma la natura vincolante dello Statuto del contribuente per l'interprete della normativa tributaria, in quanto lo stesso “assume un inequivocabile valore interpretativo. Si tratta, cioè, di un principio che deve aiutare l'interprete a ricavare dalle norme il senso che le renda compatibili con i principi costituzionali citati”. (Cfr. Corte di Cassazione - Sezione Tributaria: Sentenza 12 febbraio 2002, n. 17576; Sentenza n. 4760/2001; Sentenza n. 7080/2004 / all. sub nn. 5 / 6 / 7)

NEL MERITO

3. Entrando nel merito del rapporto controverso si precisa quanto segue.

·          Preliminarmente si fa osservare al Collegio giudicante che nel periodo che va dal 30 maggio 1999 al 31 gennaio 2000 risultano essere occupati presso la ditta della quale l'odierna ricorrente è titolare ben tre dipendenti; per due dei quali era stato richiesto e concesso il credito d'imposta di cui alla legge n. 449/1997. (Cfr. Libro Matricola - all. sub. n. 10)

·          La dipendente Sig.ra A. A. (una dei dipendenti per i quali è stato nominativamente richiesto ed ottenuto il credito d'imposta) è stata in forza presso la ditta della ricorrente dal 3 novembre 1997 al 2 novembre 2000, cioè per un triennio (Ratio della norma - periodo agevolato).

·          La circostanza che al 31 dicembre 2000 la base occupazionale era costituita da una unità lavorativa, esula dalla volontà della ditta odierna ricorrente, in quanto risultà essere incontestabile che detta dipendente abbia rassegnato le proprie dimissioni in data 2 novembre 2000. (Cfr. Lettera di dimissioni - all. sub n. 11)

·          In ogni caso, è ai più noto, che la realtà della dinamica del reperimento delle risorse lavorative, aventi anche i requisiti richiesti dall'art. 4, comma 5, lett. c) - legge n. 449/1997 (Iscrizione nelle liste di collocamento o di mobilità, etc…, etc...) non ha permesso alla scrivente di reperire risorse umane da introdurre nella propria azienda in un così ridotto lasso temporale.

4. Infine, come già evidenziato in premessa, in data 7 giugno 1999 il Ministero delle Finanze - Centro di servizio delle imposte dirette e indirette di Pescara concedeva all'odierna esponente il credito d'imposta pari a lire 18.000.000 ex art. 4 - legge 27 dicembre 1997, n. 449 relativamente alla assunzione di numero due dipendenti. (Cfr. all. sub n. 1)

Ora, la circostanza che la dipendente Sig.ra A. A. abbia rassegnato le proprie dimissioni in data 2 novembre 2000 (si ripete che la dipendente Sig.ra A. A. comunque risulta essere stata alle dipendenze della ricorrente per un intero triennio pari al periodo agevolato) non può risolversi nel disconoscimento e quindi nel recupero “tout court” dell'intero credito d'imposta concesso. Ciò in quanto si tratta sempre di un diritto acquisito (Credito d'Imposta), per cui anche in considerazione del fatto che il rapporto lavorativo si è protratto per un triennio, a tutto concedere, potrebbe essere legittimo un recupero del credito d'imposta da commisurare in due mesi (2 novembre 2000 data delle dimissioni / 31.12.2000), per l'ammontare di lire 444.444 (€. 229,54).  

PER TUTTI I SUPERIORI MOTIVI

La sottoscritta, come rappresentata, domiciliata e difesa,

C H I E D E

all'Ill.mo Sig. Presidente, e a Codesta On.le Commissione Tributaria Provinciale adita, ciascuno per quanto di propria competenza, voglia compiacersi dichiarare:

1. In  Via Pregiudiziale:

1.1 la nullità e/o annullabilità del provvedimento di revoca impugnato per violazione dell'art. 4, comma 6 - legge n. 449/1997, e dell'art. 8, comma 1 - D.M. 3.08.1998, n. 311.

1.2 La nullità del provvedimento di revoca impugnato per difetto e contraddittorietà della motivazione in violazione dell'art. 7, co. 1 - L. n. 212/2000 e dell'art. 3 - legge n. 241/1990.

2. Nel Merito:

2.1 Ritenere e dichiarate l'illegittimità del provvedimento di revoca impugnato atteso che la dipendente Sig.ra A. A. è stata in forza presso la ditta della ricorrente per un triennio (periodo agevolato).

3. In Via graduata:

3.1 Ritenere e dichiarare il provvedimento di revoca impugnato legittimo limitatamente al recupero del credito d'imposta per il periodo che va dal 3 novembre 2000 al 31 dicembre 2000, determinato in lire 444.444 (€. 229,54), e/o nella minore misura che riterrà di ragione.

Il presente ricorso è redatto in duplice esemplare, l'originale, in carta resa legale, viene inviato a mezzo posta in plico raccomandato senza busta con avviso di ricevimento alla Agenzia delle Entrate - Ufficio  di Catania; e la copia, che la parte dichiara conforme all'originale, a mente dell'art. 22 del D. Lgs. 31 dicembre 1992 - n. 546, verrà depositata entro il termine di trenta giorni presso la segreteria della Commissione Tributaria Provinciale di Catania.

ISTANZA DI DISCUSSIONE IN PUBBLICA UDIENZA

Si chiede altresì, ai sensi e per gli effetti dell'art. 33 - 1° comma, del D. Lgs. 31 dicembre 1992 - n. 546, che il ricorso di cui trattasi venga discusso in pubblica udienza.

Si fa riserva di produzione di memorie, all'esito del comportamento delle controparti, e si alliga il fascicolo di parte con la seguente documentazione in fotocopia:

1. Certificazione Concessione Credito d'Imposta rilasciata dal Centro Servizio di Pescara.

2. Provvedimento di Revoca, atto impugnato.

3. P.V.C. pag. n. 7.

4. Corte di Cassazione - Sez. Unite, Sentenza del 21.11.2002, n. 16424.

5. Corte di Cassazione - Sezione Tributaria, Sentenza n. 17576 del 10 dicembre 2002.

6. Corte di Cassazione - Sezione Tributaria, Sentenza n. 4760/2001.

7. Corte di Cassazione - Sezione Tributaria, Sentenza n. 7080/2004.

8. Circolare Ministeriale n. 219/E del 18.09.1998.

9. P.V.C. pag. n. 4.

10. Libro Matricola.

11. Lettera dimissioni Sig.ra A. A..

12. Ric. Spedizione Postale del presente ricorso alla A. E. - Ufficio di Catania.

Catania, addì 

Avv. A. D

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