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FORMULA N. 12

COMMISSIONE TRIBUTARIA PROVINCIALE DI CATANIA
RICORSO AVVERSO CARTELLA DI PAGAMENTO
EMESSA DA
AGENZIA DELLE ENTRATE
UFFICIO DI CATANIA
N. 293 2003 1000000 00 - ANNO D'IMPOSTA 1998 / 1999

Ill.mo Signor Presidente e Signori Giudici

La Soc. X. Y. a.r.l. in liquidazione volontaria con sede in Catania - Via A. n. 9/11, codice fiscale: 00000000000, in atti rappresentata Sig. M. A., nella qualità di legale liquidatore della medesima Società, elettivamente domiciliata in Catania, Piazza XX n. 1, 95128, presso lo Studio dell'Avv. A. D., il quale la rappresenta e difende giusta delega rilasciata a margine del presente atto.

P R E M E S S O

1. Che in data 23 dicembre 2003, la Montepaschi SE.RI.T. S.p.a. - Servizio della Riscossione dei Tributi, Concessione Provincia di Catania, ha notificato alla Società odierna esponente la Cartella di Pagamento n. 293 2003 100000, a seguito della liquidazione della dichiarazione fiscale Unico 1999 - Redditi 1998 e Unico 2000 - Redditi 1999, contenente l'iscrizione a ruolo di tributi per l'ammontare complessivamente indicato in €. 266.250,64, atto impugnato. (Cfr. all. n. 1)

2. Che la cartella di pagamento che ci occupa inerisce relativamente: ai punti da 1 a 21 al recupero di I.V.A, Interessi e Sanzioni Anno d'Imposta 1998 ed ai punti da 22 a 42 al recupero di I.V.A, Interessi e Sanzioni Anno d'Imposta 1999.

TUTTO CIO' PREMESSO

La Soc. X. Y. a.r.l. in liquidazione volontaria, come rappresentata, domiciliata e difesa,

R I C O R R E

avverso la Cartella di Pagamento n. 293 2003 10000000 - Anno d'Imposta 1998 /1999, per i seguenti motivi.

Preliminarmente si partecipa al Collegio giudicante che il presente ricorso viene presentato anche ai sensi dell'art. 19, comma 3 - D.Lgs. n. 546/1992, per vizi propri del ruolo, incorporati nell'atto oggetto della presente controversia.

Questa difesa desidera, altresì, richiamare l'attenzione del Collegio giudicante su alcune questione pregiudiziali di diritto, e a tal uopo fa osservare quanto segue.

1. Eccezione di nullità della Cartella di Pagamento impugnata per difetto di motivazione, quale conseguenza della violazione degli artt. 7, 16 e 17 legge n. 212/2000, nonché dell'art. 8 - D. Lgs. n. 32/2001.

Nell'atto impugnato (Cartella di Pagamento) sotto il “Dettaglio degli addebiti” si legge:«Somme dovute a seguito del controllo automatizzato della dichiarazione Modello Unico/1999 presentata per il periodo d'imposta … - Descrizione: Ruolo n. 2002/200009 reso esecutivo in data 28-12-2001 ruolo ordinario 1. Imposta sul valore aggiunto €. 71.558,72; … ». Sic! (Cfr. all. sub n. 1 - pag. n. 2)

Ora, per come è “ictu oculi” rilevabile dall'atto impugnato, non vi è alcun cenno motivatorio circa l'errore e/o omissione commesso dal contribuente. E' dato sapere che trattasi di “I.V.A” - “Interessi” - “Sanzioni”.

Sul punto questa difesa osserva e fa osservare ai Giudici di prime cure quanto segue.

1.1 La legge 27 luglio 2000, n. 212 “Statuto dei diritti del contribuente”, al fine di salvaguardare il diritto del contribuente al contraddittorio, prevede che tutti gli atti dell'Amministrazione finanziaria devono essere motivati e cioè devono indicare le ragioni che stanno alla base della pretesa tributaria. Ciò vale anche per le Cartelle di Pagamento.

1.2 Infatti, l'art. 7 - legge 212/2000 citata, rubricato “Chiarezza e motivazione degli atti”, recita:«comma 1 - Gli atti dell'amministrazione finanziaria sono motivati secondo quanto prescritto dall'art. 3 della legge 7 agosto 1990, n. 241, concernente la motivazione dei provvedimenti amministrativi, indicando i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell'amministrazione. Comma 2 - Gli atti dell'amministrazione finanziaria e dei concessionari della riscossione devono indicare … . Comma 3 - Sul titolo esecutivo va riportato il riferimento all'eventuale precedente atto di accertamento ovvero, in mancanza, la motivazione della pretesa tributaria».

1.3 Ed ancora, l'art. 17 - legge n. 212/2000, intitolato “Concessionari della riscossione”, prevede che:«Le disposizioni della presente legge si applicano anche nei confronti dei soggetti che rivestono la qualifica di concessionari e di organi indiretti dell'amministrazione finanziaria, ivi compresi i soggetti che esercitano l'attività di accertamento, liquidazione e riscossione di tributi di qualunque natura».

1.4 Inoltre, il D. Lgs. 26 gennaio 2001, n. 32, contenente disposizioni correttive di leggi tributarie vigenti, a norma dell'art. 16 - legge n. 212/2000, ha apportato con l'art. 8 modifiche al Dpr. n. 602/1973, concernente la riscossione dei tributi, stabilendo tutta una serie di adempimenti essenziali, in mancanza dei quali l'iscrizione a ruolo non può avere luogo con conseguente maggiore tutela del contribuente.

1.5 Alla luce delle superiori considerazioni, l'impugnata Cartella di Pagamento deve ritenersi nulla ed improduttiva di effetti giuridici per mancanza di motivazione, contenendo la stessa solo un mero riferimento all'Unico /1998 e che trattasi di I.V.A - Interessi e Sanzioni, senza alcuna indicazione riferibile, per esempio: ad omesso e/o tardivo versamento relativo al 1° - 2° - 3° trimestre e/o alla dichiarazione annuale, o ancora ad un errore materiale di calcolo, al fine di legittimare la pretesa tributaria.

1.6 Sul punto molto esaustiva è stata una sentenza della Corte di Cassazione la quale ha statuito che:«La cartella esattoriale deve indicare espressamente, oltrechè l'ammontare del tributo eventualmente recuperato a tassazione ai sensi dell'art. 36 bis, Dpr. 29 settembre 1973, n. 600, la natura stessa di tale tributo, non competendo al cittadino il quale si veda recapitare una cartella esattoriale priva di qualsiasi riferimento alla natura suddetta, pervenire alla ricostruzione della stessa attraverso operazioni interpretative condotte sulla base di elementi offerti in forma criptica in cartella». (Cfr. Ex Multis: Corte di Cassazione Civile, Sez. I, 20 dicembre 1999, n. 14306 - Pres. Cantillo; Corte di Cassazione - Sezione Tributaria, sentenza 11 novembre 2003, n. 16875 / all. sub nn. 2 e 3)

I richiamati precedenti giurisprudenziali di legittimità traducono che anche la cartella esattoriale (oggi Cartella di Pagamento) deve contenere tutte le indicazioni necessarie per consentire al contribuente l'esercizio di un valido ed effettivo diritto di difesa, costituzionalmente garantito ex art. 24 carta costituzionale, al quale non si può imporre l'onere di individuare la causale dell'imposizione fiscale.

1.7 Ora, richiamando l'art. 7, comma 2 - legge n. 212/2000, “Gli atti dell'amministrazione finanziaria e dei concessionari della riscossione devono indicare …”, non vi è alcun ragionevole dubbio che la mancanza in Cartella di Pagamento di uno dei punti su indicati, ai fini della trasparenza dell'atto e, soprattutto, del requisito della motivazione, comporta la nullità del medesimo.    

2. Eccezione di nullità della cartella di pagamento impugnata, per decadenza dei termini di riscossione ex art. 17 comma 1 - Dpr. n. 602/73.

L'emissione della Cartella di Pagamento impugnata, conseguente a recupero delle imposte dovute, è illegittima per un vizio consumato durante l'azione della riscossione, in quanto risulta violato il disposto dell'art. 17, comma 1 - Dpr. n. 602/1973, rubricato “Termini di decadenza per l'iscrizione a ruolo”, il quale dispone: «Le somme dovute dai contribuenti sono iscritte in ruoli resi esecutivi a pena di decadenza: a) entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, per le somme che risultano dovute a seguito dell'attività di liquidazione prevista dall'art. 36/bis del Dpr. n. 600/73 ...».

Tale termine biennale di decadenza è stato introdotto dall'art. 6 - D. Lgs. n. 46/99, decreto che, all'art. 36, comma 2, ne ha statuito l'applicazione alle dichiarazioni presentate a partire dal 01/01/99.

L'ordinativo di pagamento (cartella di pagamento) risulta essere l'unico “atto recettizio” notificato al contribuente per il recupero coattivo delle imposte liquidate con l'iscrizione a ruolo; esso costituisce il solo procedimento amministrativo avverso il quale si può o meno contestare tale pretesa. Ciò in quanto, il ruolo, rappresentando «l'elenco dei debitori e delle somme da essi dovute formato dall'ufficio ai fini della riscossione a mezzo concessionario» (Cfr. art. 10 - Dpr. n. 602/73), risulta un «atto interno non recettizio» e «senza nessuna efficacia interruttiva» ai fini della decadenza della riscossione dei tributi. Ne consegue che, si ripete, l'unico atto che porta il ruolo a conoscenza del destinatario è la cartella di pagamento notificata, che lo incorpora.

In altri termini, il ruolo e la cartella costituiscono un solo atto complesso a formazione progressiva, cui contribuiscono sia l'Amministrazione che il Concessionario, avente quale sua finalità la notifica al contribuente: il ruolo non avrebbe senso se non fosse seguito dalla cartella esattoriale né quest'ultima potrebbe emettersi in difetto di un ruolo. Una conferma di tale interpretazione si ricava, inoltre, dall'art. 21 - D.Lgs. n. 546/92 secondo cui “la notifica della cartella di pagamento vale anche come notifica del ruolo”.  

Ne consegue, pertanto, che per l'effettiva legittimità e validità dell'atto impositivo non è sufficiente la formazione del ruolo posta in essere “entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, per le somme che risultano dovute a seguito dell'attività di liquidazione prevista dall'art. 36/bis - D.p.r. n. 600/73” ex art. 17, comma 1, lettera a) - Dpr. n. 602/73 ma, entro lo stesso termine, è necessaria la notifica della Cartella di Pagamento, pena la decadenza della pretesa impositiva. 

Invero, diversamente dall'avviso di accertamento, atto di natura impositiva costituente il presupposto dell'obbligazione tributaria e, quindi, atto recettizio la cui validità è subordinata alla regolare e tempestiva notificazione ex art. 43 - Dpr. n. 600/73, il ruolo, così come formato dall'Ufficio, si perfeziona ai fini della riscossione e produce i suoi effetti giuridici, oltre alle conseguenze lesive di diritti soggettivi in capo al contribuente, esclusivamente con una valida e tempestiva notifica della cartella di pagamento che lo incorpora. A sua volta quest'ultima acquisisce il titolo definitivo per la riscossione coattiva se non risulta viziata da vizi procedimentali, quale nella fattispecie la decadenza, essendo la stessa stata notificata oltre i termini previsti dalla norma.

Tale determinatezza delle norme è certamente posta a presidio della “certezza del diritto”, che verrebbe palesemente violato in assenza del rispetto dei termini di notifica dell'atto impositivo, ed anche al fine di evitare la possibilità di differimento a tempo indeterminato della comunicazione della pretesa tributaria.

Quanto sopra esposto è, del resto, condiviso tanto dalla dottrina quanto dalla giurisprudenza sia delle Commissioni Tributarie Provinciali che Regionali.

In tal senso si richiama la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Toscana n. 25 del 2000, ove si legge: «Sul punto, la Commissione ritiene che per il rispetto del termine decadenziale … non è sufficiente la formazione e la consegna dei ruoli alla Direzione regionale delle Entrate, ma è necessaria la notifica della cartella esattoriale al contribuente. Ne consegue che la validità dell'atto impositivo è subordinata alla condizione che lo stesso sia stato notificato entro il termine …, onde evitare la possibilità di differimento a tempo indeterminato della comunicazione al contribuente della pretesa tributaria.». (Cfr. all. sub n. 4)

In termini analoghi si è espressa, tra le altre, la Commissione Tributaria Provinciale di Treviso, che ha così statuito:« …Va preliminarmente esaminata la questione sollevata dalla parte relativa alla tardiva notifica della cartella, vale a dire oltre i termini di legge, … omissis … . Questo Collegio ritiene infatti che quando la Pubblica Amministrazione, come nel caso l'Amministrazione Finanziaria, pone in essere un atto amministrativo, anche complesso, l'atto stesso si considera perfezionato nel momento in cui ha esaurito totalmente il suo iter amministrativo. Nel caso in esame l'iter amministrativo va considerato concluso al termine di tutta la complessa fase procedimentale che deve includere anche la formalità della notifica … ». (In termini ex plurimis Cfr: C.T.P. di Treviso, sezione n. 6, sentenza del 24/09/2001, n. 195; C.T.P. Ravenna - Sez. I sentenza n. 375 dell'8.02.2002; C.T.P. Catania sentenza n. 1128/2001 - all. sub nn. da 5 a 7)

E', dunque, lapalissiano che ai fini della validità dell'atto impositivo non è sufficiente la formazione del ruolo entro il termine biennale previsto dall'art. 17, comma 1 - Dpr. n. 600/73, ma è necessario la notifica dell'ordinativo di pagamento (cartella di pagamento), entro tale termine, per non far decadere la pretesa impositiva.

Orbene, in fattispecie, le dichiarazioni fiscale sono state presentate rispettivamente nell'anno 1999 (Unico 1998) e nell'anno 2000 (Unico 1999), motivo per cui il termine biennale di decadenza è inesorabilmente scaduto il 31 dicembre 2001 (Unico 1998) e il 31 dicembre 2002 (Unico 1999).

Ora, per come è documentale, l'atto formale (la cartella di pagamento) oggetto di impugnazione, destinata al recupero della pretesa tributaria, essendo stata notificata in data 23 dicembre 2003, è in palese violazione dell'art. 17 - Dpr. n. 602/73, poiché risulta notificata oltre i termini di decadenza.

Concludendo sul punto preme a questa difesa partecipare ai Giudici aditi quanto segue:

a) l'iscrizione a ruolo è un atto interno dell'A.F., che incorporato nella cartella di pagamento ex art. 6 D.M. 03/09/1999 n. 321, rubricato “Contenuto minimo della cartella di pagamento”, diventa un atto unilaterale recettizio, in quanto indirizzato al debitore, ed ai sensi dell'art. 1334 Codice Civile, rubricato “Efficacia degli atti unilaterali”, produce i suoi effetti giuridici dal momento in cui viene notificato alla persona cui è destinato: il momento della sua formazione non ha nessuna rilevanza e non è produttivo di effetti giuridici, ossia non incide sulla sfera giuridica del soggetto destinatario.

b) L'art. 19 - D. Lgs. n. 546/92, al comma 1 lettera d)  annovera tra gli atti impugnabili il ruolo e la cartella di pagamento. Pertanto essendone prevista la impugnabilità, il ruolo per assumere carattere recettizio deve essere portato a conoscenza del contribuente e l'unico strumento abilitato a tal fine è la cartella di pagamento ritualmente notificata.

Tutto ciò a conferma che il ruolo è parte integrante e sostanziale della cartella di pagamento e la stessa, per produrre i propri effetti giuridici, deve essere necessariamente notificata entro i termini biennali di decadenza previsti dalla norma citata.

Ad ulteriore conferma di quanto sopra esposto giova, a parere di questa difesa, effettuare un'ulteriore riflessione.

La tesi circa la necessità che la notifica della cartella di pagamento avvenga nel termine di cui all'art. 17 - Dpr. n. 602/73 è tanto più condivisibile se si tiene in debita considerazione il quadro normativo creatosi a seguito dell'entrata in vigore dell'art. 1, primo comma, - D.Lgs. n. 193/2001. E', infatti, noto a tutti che tale articolo ha eliminato il riferimento espresso a un preciso termine per la notifica della cartella di pagamento contenuto nel primo comma dell'art. 25 - Dpr. n. 602/73. Ne consegue che è venuto a mancare il fondamentale riferimento necessario a conferire concretezza ai principi giurisprudenziali attestanti la necessità di impedire la paventata soggezione sine die del contribuente all'azione esecutiva del Fisco, contenuti nella sentenza della Cassazione n. 7662/1999 e richiamati nella più recente ordinanza n. 107/2003 della Corte Costituzionale.

Invero, la scomparsa del termine di cui all'art. 25 - Dpr. n. 602/73 “entro l'ultimo giorno del quarto mese successivo a quello di consegna dei ruoli all'esattore”, ultimo presidio nell'economia della procedura di riscossione, “strumentalmente” utilizzato a livello ermeneutico per dare attuazione al principio giurisprudenziale sopra richiamato, rende necessaria l'individuazione di una soluzione, di un nuovo termine certo e perentorio entro cui effettuare la notifica della cartella di pagamento al contribuente.

Orbene, le finalità stesse del diritto tributario, nel quale sono prevalenti l'esigenza di certezza e di rapida definizione dei rapporti, escludono che in detta materia possa trovare applicazione, anche solo in via residuale, la prescrizione civilistica decennale, derogata fra l'altro dalle norme decadenziale riguardanti ogni singolo rapporto. In tal senso si è espressa, con termini inequivocabili, anche la giurisprudenza della Suprema Corte. (Cfr. Corte di Cassazione sentenze nn. 8191 del 19.08.1998 e 5869 del 28.10.1988 all. nn. 8 e 9)

Ne consegue, dunque, che il “nuovo termine certo e perentorio” per la notifica della cartella di pagamento non può che coincidere con l'unico termine “rimasto”, ossia quello previsto dall'art. 17 - Dpr. n. 602/73 per la esecutività del ruolo.

Tale “interpretazione” è, del resto, condivisa anche da autorevoli esponenti della stessa Amministrazione Finanziaria: «Riteniamo che non sia applicabile, nella specie, una facoltà illimitata ed indefinita del concessionario della riscossione. Occorre fare riferimento al contenuto dell'art. 17 del citato D.P.R. n. 602/1973. Poiché la predetta norma indica precisi termini entro i quali il ruolo deve essere reso esecutivo, …, acclarato che la cartella esattoriale è la riproduzione fedele del ruolo, quindi, strumentale alla conoscenza dell'ammontare del tributo portato in carico nel ruolo stesso, la notifica al contribuente interessato deve avvenire entro gli stessi termini di decadenza per la formazione ed esecuzione del ruolo. Trascorsi i termini indicati nella norma richiamata, l'Amministrazione fiscale, …, decade da ogni pretesa nei confronti del contribuente e questi è legittimato a tutelarsi nei confronti dell'ente impositore eccependo l'intempestività della notifica avanti i giudici tributari». (Cfr. “Sulla nullità di atti emessi dall'Amministrazione Finanziaria” in “Il fisco” n. 39/2003 di Francesco Paolo D'Orsogna, Dirigente superiore a.r. del Ministero dell'economia e delle finanze / all. n. 10)   

PER TUTTI QUESTI  MOTIVI

La Soc. Coop. X. Y. a.r..l. in liquidazione volontaria, come rappresentata, domiciliata e difesa,

C H I E D E

all'Ill.mo Sig. Presidente e a Codesta On.le Commissione Tributaria Provinciale di Catania adita, ciascuno per quanto di propria competenza, previa sospensione dell'esecuzione dell'atto impugnato, ai sensi dell'art. 47 - D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, in forza dell'ingiusto oltre che grave e irreparabile danno che provocherebbe la procedura esecutiva “periculum in mora” (Cfr. all. n. 11), in accoglimento delle argomentazioni in punto di mero diritto, “fumus boni iuris”, di cui in narrativa, voglia compiacersi dichiarare:

1. In via pregiudiziale:

1.1 la nullità della Cartella di Pagamento impugnata per difetto di motivazione, quale conseguenza della violazione degli artt. 7, 16 e 17 legge n. 212/2000, nonché dell'art. 8 - D. Lgs. n. 32/2001.

1.2 La nullità e/o l'annullabilità della cartella di pagamento impugnata per decadenza dei termini di riscossione delle imposte liquidate in base alle dichiarazioni, ex art. 17, comma 1 - Dpr. n. 602/73, in quanto l'Agenzia delle Entrate - Ufficio di Catania, ha provveduto a iscrivere a ruolo e a notificare la cartella di pagamento che lo incorpora oltre il termine biennale  di decadenza.

2. Nel Merito:

2.1 La massima riduzione delle sanzioni irrogate o da irrogare.

3. Spese e compensi.

Il presente ricorso è redatto in duplice esemplare, l'originale, in carta resa legale, viene notificato mediante presentazione all'Agenzia delle Entrate - Ufficio di Catania, con invito a costituirsi nei modi e nei termini di legge, e la copia, che la parte dichiara conforme all'originale, verrà depositata entro il termine di 30 giorni, presso la Commissione Tributaria Provinciale di Catania.

ISTANZA DI DISCUSSIONE IN PUBBLICA UDIENZA

Si chiede, ai sensi e per gli effetti dell'art. 33, comma 1 - D.Lgs. 31 dicembre 1992 n. 546, che il ricorso di cui trattasi venga discusso in pubblica udienza.

Si fa riserva di produzione di ulteriori documenti e di presentazione di memorie all'esito del comportamento della controparte, e si allega il fascicolo di parte con i seguenti documenti in fotocopia:

1. Cartella di pagamento, atto impugnato. 2. Corte di Cassazione sentenza n. 14360/99.

3. Corte di Cassazione sentenza n. 16875/2003. 4. C.T.R. Toscana Sez. 9 n. 80 del 25/09/2000. 5. C.T.P. di Treviso - sez. 6, sentenza del 24/09/2001, n. 195. 6. C.T.P. di Ravenna Sez. n. 1 n. 375 del 07/12/2001. 7. C.T.P. di Catania - Sezione n. 4, Sentenza n. 1128/2001. 8. Corte di Cassazione sentenza n. 8191 del 19.08.1998. 9. Corte di Cassazione sentenza n. 5869 del 28.10.1988. 10. “Sulla nullità di atti emessi dall'Amministrazione Finanziaria” in Il fisco n. 39/2003. 11. Unico 2003 - Redditi 2002.

12. Ricevuta presentazione del presente ricorso all'A.E. - Ufficio di Catania.

 

Catania, addì

Avv. A. D.

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