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FORMULA N. 10

COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE DI PALERMO

COMPARSA DI COSTITUZIONE E RISPOSTA
ED
APPELLO INCIDENTALE DEL CONTRIBUENTE

AVVERSO LA SENTENZA N. 00/00/00 - SEZIONE N. 00
DELLA COMMISSIONE TRIBUTARIA PROVINCIALE DI CATANIA
ADOTTATA ALL’UDIENZA DEL 00 APRILE 2000
R.g.r n. 000/00

CON COPIA PER LE PARTI IN CAUSA

In punto: Ricorso del contribuente avverso avviso di mora n. 00000 - ruolo ex art. 36/bis del Dpr. n. 600/73 - emesso dall’Ufficio Distrettuale Delle Imposte Dirette di Catania.
Imposta: Irpef - tassazione separata - Anno 1989.


Ill.mo Signor Presidente e Signori Giudici

Il sottoscritto Sig. A. B., nato a Messina il 10 ottobre 1941, e residente in S. Gregorio di Catania - Via Dei Lilla n. 1, codice fiscale: ______________, elettivamente domiciliato in Catania, Piazza M. A. n. 1, 95128, presso lo Studio dell’Avv. A. T., il quale lo rappresenta e difende giusta delega a margine al presente ricorso.

P R E M E S S O

* Che in data 3 giugno 2000, è stato notificato presso il domicilio eletto dall'odierno esponente "Comunicazione del dispositivo della sentenza" adottato all'udienza del 00 aprile 2000, tenutasi presso la Commissione Tributaria Provinciale di Catania - Sezione n. 00, con la quale "La Commissione accoglie il ricorso e per l'effetto annulla l'iscrizione a ruolo opposta. Compensa, tra le parti, le spese di causa".
* Che in data 7 giugno 2000, la parte vittoriosa provvedeva alla notifica, alla parte soccombente, della sentenza citata. (Cfr. all. n. 1)
* Che in data 28 luglio 2000, è stato notificato presso il domicilio eletto dal contribuente l’atto di appello proposto dall’Ufficio Distrettale Delle Imposte Dirette di Catania, contro la sentenza sopra citata. (Cfr. all.n. 2)

CIO’ PREMESSO

Questa difesa così contro deduce.

1. In via pregiudiziale si fa osservare che:
1.1 Con l'atto introduttivo, l'odierno esponente, proponeva ricorso nei confronti di:
a. Ufficio Distrettuale Delle Imposte Dirette di Catania - per decadenza dei termini di iscrizione a Ruolo.
b. Montepaschi SE.RI.T Spa - in quanto, nella qualità di Azienda Concessionaria del servizio della riscossione dei tributi di Catania - Comune e sportello di Catania, ha omesso di notificare la cartella di pagamento.
Ciò precisato preliminarmente, si osserva che nell'appello proposto dall'Ufficio Distrettuale Delle Imposte Dirette di Catania, non vi è traccia nè richiamo che faccia presupporre che il ricorso in appello è stato notificato anche al Concessionario della riscossione, che in primo grado è stata parte in causa. Quindi, se dall'esame del fascicolo si dovesse evincere che l'atto è stato notificato unicamente al difensore del ricorrente, risulterebbe violato l'art. 53, 2° comma - D. Lgs. n. 546 del 31 dicembre 1992, intitolato "Forma dell'appello". Il citato articolo, al comma indicato recita:«Il ricorso in appello è proposto nelle forme di cui all'art. 20, commi 1 e 2, nei confronti di tutte le parti che hanno partecipato al giudizio di primo grado e deve essere depositato a norma dell'art. 22, commi 1, 2 e 3». Dal contenuto normativo del comma che ci occupa si evince che viene imposto all'appellante, per quel che concerne le formalità di proposizione del ricorso in appello, sotto il profili dell'obbligo di notificarlo a norma degli artt. 137 e seguenti del c.p.c., a tutte le parti che hanno partecipato al giudizio. Questa specifica disciplina deve essere osservata fedelmente in sede di proposizione dell'appello, in quanto, è pacifico che la mancata notifica dell'atto di appello a una delle parti (Concessionario della riscossione) che hanno partecipato al giudizio di primo grado, determina l'inammissibilità dell'appello.
Pertanto si chiede ai Giudici d'appello pregiudizialmente di accertare se l'atto di appello proposto dall'Ufficio Distrettuale Delle Imposte Dirette di Catania è stato ritualmente notificato anche al Concessionario della riscossione di Catania, e nel caso di riscontro negativo, ritenere e dichiarare l'inammissibilità dell'atto proposto sulla base delle argomentazioni che precedono.

2. Nel merito, si fa osservare che:
2.1 Come già in primo grado, parimenti nel proporre l'atto di appello, l'Ufficio appellante per legittimare la pretesa tributaria, sottolinea la differenza che intercorre tra la data di formazione e consegna dei ruoli (artt. 36/bis e 43 - Dpr. n. 600/1973) e la fase della riscossione (art. 17 - Dpr. n. 602/1973) sostenendo che:«La formazione del ruolo è avvenuta nel rispetto dei termini» e che «Si evince dunque che la prima riflette la liquidazione delle imposte dovute in base alla dichiarazione e ne stabilisce un termine; mentre la seconda fissa un termine, espressamente detto di decadenza, per la iscrizione a ruolo delle imposte. Si tratta di due fasi indipendenti anche se facenti parte di un unico procedimento / ruolo. Pertanto di "termini diversi posti per esigenze diverse e con correlate valenze diverse"».
Sul punto questa difesa così replica.
Con l'atto introduttivo, questa difesa, nell'individuare le parti avverso i quali era proposto il ricorso, attribuiva vizi presenti nell'atto impugnato tanto all'Ufficio Tributario emittente il ruolo quanto all'Ente esattoriale, indicando in punto di diritto le rispettive violazioni di norme imperative, e precisamente nei confronti di:
a. Ufficio Distrettuale Delle Imposte Dirette di Catania - per decadenza dei termini di iscrizione a Ruolo.
b. Montepaschi SE.RI.T Spa - in quanto, nella qualità di Azienda Concessionaria del servizio della riscossione dei tributi di Catania - Comune e sportello di Catania, ha omesso di notificare la cartella di pagamento.
Quanto alla questione sub. "a", già con l'atto introduttivo, questa difesa eccepiva che l’iscrizione a ruolo che generava la genesi del rapporto controverso era affetta da nullità per decadenza dei termini di riscossione ex artt. 36/bis - Dpr. n. 600/73 e 17 - Dpr. n. 602/73. Infatti, il 1° comma dell’art. 36/bis - Dpr. n. 600/73, anche alla luce della «norma interpretativa» di cui all’art. 28 della legge Finanziaria 1998, in merito alla natura ordinatoria e non perentoria del termine ivi indicato, prevede il particolare procedimento di liquidazione della dichiarazione dei redditi. Si precisava che l’inutile decorso dei termini processuali di natura ordinatoria produce gli stessi effetti preclusivi di quelli perentori. Orbene, l’interpretazione autentica di cui al sopra richiamato art. 28 della legge n. 449/97, non necessita certamente di ulteriori interpretazioni, ma ha spostato, interpretandoli, i termini di decadenza dal 31 dicembre del 2° anno al 5° anno successivo alla presentazione della dichiarazione dei redditi. (Argomenta ex art. 43 Dpr. n. 600/73).
Nel caso che ci occupa, la dichiarazione dei redditi è stata presentata nell’anno 1990, motivo per cui il termine quinquennale di decadenza decorreva dal 31 dicembre dell’anno 1990 e si concludeva nello stesso giorno e mese dell’anno 1995. Si ricorda che la notifica dell'avviso di mora è avvenuta in data 22 dicembre 1999, e che nessuna proroga ha previsto la possibilità per l'Erario di ampliare, legittimamente, i termini di iscrizione a ruolo di ben quattro anni. Si faceva, altresì, osservare che il termine di cui all’art. 36/bis del Dpr. n. 600/73 non poteva che essere riferito, a pena di decadenza, non solo alla fase di controllo, ma anche a quella di iscrizione a ruolo, termine che viene espressamente richiamato dal 1° comma dell’art. 17 del Dpr. n. 602/73, proprio in materia di riscossione, che a sua volta rinvia all’art. 43 del Dpr. n. 600/73 sopra citato. (Testo in vigore fino al 30 giugno 1999 - applicabile al caso che ci occupa)
Sulla base delle superiori argomentazioni era ovvio che il ruolo impugnato era affetto da nullità in radice, per decadenza dei termini di iscrizione a ruolo.
Quanto alla questione sub."b", sempre con il ricorso originario, si lamentava, altresì, la mancata notifica della "Cartella esattoriale" quale primo atto rivendicante la pretesa tributaria, da addebitare a responsabilità dirette dell'Azienda Concessionaria del servizio della Riscossione dei tributi di Catania - Comune e sportello di Catania - "Montepaschi SE.RI.T Spa". Infatti, il ricorrente aveva ricevuto la notificata dell'Avviso di mora, non preceduto dalla notifica della cartella esattoriale. Detto vizio riposava pacificamente in quanto espressamente previsto dall'art. 25 - Dpr. n. 602/1973. Si sottolineava che il citato articolo, contempla il preciso onere a carico del Concessionario della riscossione, di notificare la cartella di pagamento non oltre il giorno 5 del mese successivo a quello nel corso del quale il ruolo è stato consegnato. Ciò anche perchè la cartella esattoriale risponde ad una esigenza giuridica ben precisa, in quanto, oltre a rappresentare il titolo definitivo del carico tributario, deve incorporare tutti gli elementi necessari ed indispensabili al fine (tributo - anno d'imposta - interessi - penalità - specie del ruolo - ed ogni altro elemento conforme al modello approvato con apposito decreto ministeriale). Il tutto al fine di consentire al contribuente, sulla base di tutti gli elementi in essa riportati, di instaurare un eventuale contenzioso ove risultasse la irregolarità della pretesa tributaria. Si concludeva lamentando che la viziata procedura seguita dall'Ente Esattoriale aveva, di fatto, precluso al concludente, una adeguata difesa, in quanto era venuto a conoscenza della pretesa tributaria solo a seguito della notifica dell'avviso di mora; avviso di mora, và precisato, che non incorpora gli stessi elementi previsti per la cartella di pagamento. Tale vizio insanabile, comportava che l'avviso di mora era affetto da nullità. Ciò in quanto se, da una parte, non poteva ravvisarsi alcuna "mora" ove la preventiva iscrizione a ruolo, o di altro atto idoneo, sia stata omessa, d'altra parte vi era da osservare che ad esso avviso non poteva in alcun modo attribuirsi alcuna autonoma efficacia. Ciò in quanto la natura fisiologicamente esattiva dell'avviso di mora determina una limitazione alla tutela del contribuente, in quanto comprime la portata di tale tutela quanto all'ampiezza dei mezzi di difesa esperibili ed alla deducibilità dei relativi motivi.
A corroborare, sul punto, la bontà della sentenza emessa dai giudici di prime cure, e la condivisione della stessa sentenza a cura del Collegio di appello, è intervenuta recentemente la Commissione Tributaria Provinciale di Milano - Sez. n. 39, sentenza n. 14/38/00 del 7 febbraio 2000, che ha statuito che "il contribuente non può essere soggetto ad una indefinita azione esecutiva da parte dell'Erario, dovendo l'esattore ai sensi dell'art. 25, Dpr. 29 settembre 1973, n. 602, notificare la cartella entro e non oltre il quinto giorno successivo a quello in cui il ruolo gli è stato consegnato. Pertanto, è illegittimo l'atto emesso dall'Amministrazione finanziaria, laddove la notifica sia stata effettuata oltre tale termine".
Da quanto precede emerge pacificamente che i giudici di prime cure, nel riscontrare fedelmente le doglianze di parte ricorrente e valutando in concreto le difese spiegate tanto all'Ufficio Imposte di Catania, quanto dal Concessionario della Riscossione, non potevano, in applicazione delle norme in materia, che accogliere il ricorso.
Passando ad analizzare i presunti motivi d'appello emerge che l’Ufficio Tributario resistente, continua a sostenere che:«La formazione del ruolo è avvenuta nel rispetto dei termini». Sic!
Questa difesa ritiene indispensabile sottolineare al Collegio d'appello che sia in dottrina che in giurisprudenza è ormai principio consolidato che l’onere della prova incombe sull’Ufficio Tributario che emette l’atto, in base al principio generale stabilito dall’art. 2697 c.c., secondo il quale spetta al soggetto attivo della pretesa l’onere di darne la giustificazione. Il punto focale, su cui convengono le linee maestre di questa regola, è la necessità giuridico-pratica di salvaguardare il bene fondamentale della certezza, disattendendo il quale, si integrerebbe un sostanziale diniego di giustizia, violando il principio di legalità, cardine del sistema. Per porre il giudice "nella condizione di pronunciare in ogni caso, anche quando egli non sia in grado di formarsi il proprio convincimento circa l’esistenza di fatti rilevanti", non c’è altra alternativa se non quella di risolvere l’incertezza obiettiva, residuata al termine del giudizio, in danno della parte cui incombeva l’onere di fornire la certezza. In coerenza, nel pronunciare una sentenza imperativa che, rigetta la domanda di merito, il giudice non può mai dare per verificati i fatti rimasti ignoti, ma implicitamente li considera e dichiara come inesistenti, in quanto non sono stati sufficientemente provati da chi ne aveva l’interesse e l’onere. Come dire che, se il giudice non può accertare il fatto rimasto indimostrato, per difetto di prova, dal suo mancato accertamento si limita a trarre il presupposto tecnico-giuridico per il rigetto della domanda o dell’eccezione che sul medesimo si fonda.
Nella vexata quaestio di cui trattasi, l’Ufficio Impositore si è limitato con l'atto di costituzione in giudizio a sostenere, che:«la consegna dei ruoli alla Sezione staccata di Catania della Direzione regionale delle Entrate per la Sicilia è avvenuta nei termini», ma alcuna prova di quanto sostenuto è stata versata in atti del processo di primo grado. Infatti, nell’atto di costituzione in giudizio dell’Ufficio resistente non vi è traccia della prova che "la consegna dei ruoli alla Sezione staccata di Catania della Direzione regionale delle Entrate per la Sicilia è avvenuta nei termini".
Ciò evidenziato, questa difesa, fà osservare che le esigenze di un ordinato svolgersi del processo impongono che tutte le attività svolte a difesa vengano esercitate entro momenti o fasi ben precise, nell’interesse comune delle parti ad un avvio processuale che consenta sin dall’inizio, la reciproca conoscenza dei fatti per la causa ed una impostazione corretta delle difese. Inoltre, l’adempimento dell’onere di precisare le difese contribuisce a fissare il “thema decidendum” e, dovendo normalmente avvenire anche tramite “l’atto di costituzione in giudizio” anticipa a tale momento la conoscibilità per il giudice e per la controparte degli elementi salienti della materia del decidere. Proprio per tali ragioni si chiede al convenuto di esporre tutte le sue difese e di prendere posizione sui fatti posti dall’attore a fondamento della domanda, di proporre tutte le sue difese in fatto e in diritto ed indicare specificatamente, a pena di decadenza, i mezzi di prova dei quali intende avvalersi ed in particolare i documenti che deve contestualmente depositare, il tutto in osservanza al contenuto normativo dell’articolo 416 c.p.c..
Orbene, per come è documentale, l'Ufficio impositore si è colpevolmente sottratto all'assolvimento dell'onere probatorio, in aperta violazione all'art. 2697 c.c.. Infatti, nè con l'atto di costituzione in giudizio, nè in corso di causa si è preoccupato di provvedere al deposito dei documenti (Copia della consegna dei ruoli alla Sezione staccata di Catania della Direzione regionale delle Entrate per la Sicilia).
2.2 Si aggiunge, che nemmeno all'atto di appello proposto dall'Ufficio resistente è stata allegata documetazione comprovante che "la consegna dei ruoli alla Sezione staccata di Catania della Direzione regionale delle Entrate per la Sicilia è avvenuta nei termini".
In punto di mero diritto questa difesa partecipa ai decidenti che anche nel caso in cui l'Ufficio Imposte di Catania avesse allegato all'appello copia della "consegna dei ruoli alla Sezione staccata di Catania della Direzione regionale delle Entrate per la Sicilia" o dovesse produrre la stessa durante la celebrazione del giudizio di appello, detto documento non potrà trovare ingresso nel giudizio d'appello, per espressa previsione dell'art. 345, 3° comma c.p.c. il quale recita:«Non sono ammessi nuovi mezzi di prova, salvo che il collegio non li ritenga indispensabili ai fini della decisione della causa, ovvero che la parte dimostri di non aver potuto proporli nel giudizio di primo grado per causa ad essa non imputabile», nonchè dell'art. 58, comma 1, del D. Lgs. n. 546/1992 (Nuovo Processo Tributario) il quale prevede espressamente che:«Il giudice d'appello non può disporre nuove prove, salvo che non le ritenga necessarie ai fini della decisione o che la parte dimostri di non averle potute fornire nel precedente grado di giudizio per causa ad essa non imputabile». Per tale insanabile vizio procedurale, si dovrebbe ritenere come mai avvenuto il deposito, in sede d'appello, dei documenti prodotti quale prova della pretesa tributaria.

TUTTO CIO’ PREMESSO E FATTO OSSERVARE

Il sottoscritto come rappresentato e difeso, a tutti gli effetti di legge, propone formale

R I C O R S O I N A P P E L L O

in via incidentale si impugna la sentenza in oggetto, perché non condannò, quale parte soccombente l’Ufficio Distrettuale Delle Imposte Dirette di Catania, alle spese e onorari di causa, confermare nel resto.

A mente di quanto sopra esposto,

C H I E D E

che Codesta On.le Commissione Tributaria Regionale di Palermo voglia compiacersi:

1. In via pregiudiziale:
1.1 Dichiarare inammissibile il ricorso in appello proposto dall’Ufficio Distrettuale Delle Imposte Dirette di Catania per palese violazione dell’articolo 53, secondo comma, D. Lgs. 31 dicembre 1992, n.546, in quanto non vi è traccia nè richiamo che faccia presupporre che il ricorso in appello è stato notificato anche al Concessionario della riscossione, che in primo grado è stata parte in causa.

1.2 Dichiarare la nullità dell'avviso di mora originariamente impugnato anche per il mancato assolvimento dell'onere probatorio che grava sull'Ufficio Imposte di Catania, in quanto ha sostenuto ma non ha provato documentalmente che la consegna dei ruoli alla Sezione staccata di Catania della Direzione regionale delle Entrate per la Sicilia è avvenuta nei termini di legge.

2. Nel merito e senza recesso alcuno sulle eccezioni pregiudiziali che precedono:
Confermare la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Catania, fatto salvo quanto richiesto in Via Incidentale.

3. In via incidentale, in accoglimento del motivo di appello spiegato:
Condannare l’Ufficio Distrettuale Delle Imposte Dirette di Catania alle spese e onorari di causa del doppio grado di giudizio.

Salvis juribus.

Si alliga il fascicolo di parte con la seguente documentazione:

1. Fotocopia Sentenza con notifica.
2. Fotocopia atto di appello e costituzione in giudizio dell’ Ufficio resistente.
3. Copia di Scambio per Ufficio Imposte Dirette di Catania.
4. Copia di Scambio per Concessionario del Servizio per la Riscossione di Catania.

Catania, addì

Firma del difensore

 

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